Sono il custode dei morti.
Non ho memoria dei miei predecessori quindi non ho che istinto e buona volontà per soddisfarli. Mi dànno tutto il giorno dietro le incombenze che essi mi sussurrano o che giungono in echi ghiacciati dagli abissi ove si cacciano per non farsi scovare dai miei occhi.
Vengo comandato da queste voci millenarie la cui morte non riesco a datare e che suonano come appelli fra il disperato e il crudele. E' un lavoro il mio, non sarà mai un mestiere, tantomeno un'arte.
Ogni giorno dimentico gli affari svolti il giorno precedente, ogni giorno nuovi comandi mi raggelano il sangue risorgendo dalle profondità come acque stanate da frane o sommovimenti geologici.
Salgono le voci dei morti ma, uditivamente, è come se scendessero; e nell'illusione che l'eco produce sui miei sensi inebetiti, esse chiedono tirando l'orlo della mia anima con dolcezza.
I morti sono i miei padroni ma essi dipendono da me.
Nessuno obbedisce ai loro richiami.
Nei secoli, è vero, qualcuno è stato in grado di ascoltarli e forse perfino di comprenderli ma al momento di divenire il loro servo la ragione ha dissolto quelle voci lamentose ed egli si è allontanato, le mani nei capelli, come chi si accorga nel domiveglia di cullare non un volto di donna ma uno schifoso animale.
Sono il custode dei morti, un'opera orribile certamente, ma più di quanto avessi mai sperato di diventare. Non ho esperienza dei viventi e i moti dell'esistenza da sempre mi sgomentano.
Seduto nel mezzo della giornata, i nervi torturati dai comandi, l'andare della gente comune mi sembra incomprensibile. Dal cielo un sole freddo scompone i loro movimenti in gesti ripetuti, li osservo brulicare nell'infetta città senza musica nè solennità. Al loro cospetto gli ordini delle voci millenarie sembrano una danza colorata.
Al buio dei sepolcri occhi meravigliosi m'infondono la forza necessaria a superare le incombenze del giorno. E nell'assenza di luce la scansione delle forme è ricca visione.
Ne godo come un cretino che guardi il sole sorgere per la prima volta.
Non mi parlano i morti.
I loro echi mi raggiungono e mentre corro come un fattorino per eseguire tali incombenze, tutte le vite cessate mi entrano sottopelle e mi giudicano bonariamente per la mia nullità. Posso sentire l'affetto che essi mi dedicano scuotendo il capo per le mie negligenze, un bene malato come quello che si sviluppa fra un moribondo e il figlio da cui dipende.
La mano dei morti mi spinge con rabbia alla vita ma subito mi afferra per i capelli timorosa di perdermi per sempre.
I morti mi umiliano ma lo scherno in cui vivo è l'unica dimensione in cui il mio spirito deforme possa sopravvivere. Guardo l'amore a capo chino, l'ombra dei cipressi negli occhi, il corpo solidamente premuto contro l'ingresso della cappella.
Le mie mani giocano al sole e ciò che resta dei loro movimenti lascia sulla luce tracce esangui come su una pelle premuta da una stretta convulsa.
Non so fare niente.
Questa è l'unica qualifica che i morti richiedono.
Ogni giorno il mio essere si prostra ai loro comandi come annullato.
Ogni giorno ogni nuova voce mi uccide per trasferire in me la purezza necessaria.
Devo accettare fino in fondo la follia del mio lavoro. La ragione serve per capire ciò che mi viene richiesto, ma la ragione deve restare per fissare i luttuosi occhi fino alla lucidità di un mistero che aleggia in musica e che non viene colto se non nel crepuscolo dei sogni.
Sono il guardiano dei morti, la mia giovinezza è lo zero universale in cui mi seppellisco per risorgere ogni nuovo giorno ai loro comandi.
Come questi alberi levigati, come i sentieri fra le tombe, come queste ombre tagliate che contengono segreti inconfessabili che non so dire ma che ora vivono in me, eterni feti che mai verranno alla luce e che sono condannato a intuire.
Io non ho un linguaggio adatto ad esprimere simili prodigi. La mia lingua mi è insufficiente, ciò che è stato detto o scritto finora non è niente rispetto a ciò che i morti mi dicono.
I miei sensi si intrecciano come serpenti e le parole si rincorrono superbe, sicure di afferrare, sicure di prendere, per poi ritrarsi come bestie imbecilli di fronte all'unicità di quel che finisce per abitare il mio corpo.
La certezza di possedere il mistero dei morti è l'umiltà di servirli agli occhi del mondo.
Ho sacrificato il tempo ai morti. Non ho più finalità. Ogni cosa che inizio è pura azione, dettato mistico, danza epilettica al suono di voci implacabili.
Il mio corpo è il materiale plastico della morte.
Una nuova alba sorge su di e alitando brina sul viso scavato.
La veglia ha reso la mia volontà scaltra e ipersensibile.
Lustro l'uniforme dai bottoni dorati che rilucono come strumenti d'ottone in una marcia funebre. Un nuovo sorriso ferisce il pallore dei sudari, appese alle statue unte ragnatele ondeggiano prefigurando l'allucinazione.
Niente ha più senso nè legami al di fuori di questo.
C'è solo la morte e la sua varietà sa stordirmi.
Neri uccelli muovono mansueti al mio cospetto.
Cado rovinosamente, svezzato e lucido.
Le spighe graffiano il cielo mentre sui monti una linea densa di giallo invade il viola, maturando.
Risa, strida e pianti.
Ora tutto è nuovo, come ogni giorno la natura si riplasma ed ogni sua funzione è schiava della morte. Servo dei morti anch'io, elemento ubbidiente, con la sciocca voglia di tradurre in segni il paesaggio urlante. La memoria sepolta mi raggiunge in erbe lascive che nascono veloci dallo scabro terreno.
Un fiume dai riflessi distruttivi s'intravede fra le sagome degli alberi.
Sono il guardiano dei morti, un ragazzo. Solo un ragazzo potrebbe correre per servire l'impossibile. Solo un ragazzo potrebbe vedere la natura morta, infeconda messe stillante.
Sono vergine impotente e pazzo.
La combinazione dei colori ritrae un soggetto che non può essere visto nell'insieme.
Ho un fiore d'indolenza che pende dalla bocca, un berretto che perdo e ritrovo ad ogni alba, una chimica voglia che dona agli occhi una luce vermiglia.
Solo servendo i morti la mia opera può oscillare fra la demenza e la divinità. Bisogna essere esili, una spiga può graffiare il cielo solo se sa piegarsi all'alito del tramonto. Un simbolo può far male solo se è chiuso. Un simbolo non ha linguaggio, appare identico a tutti nelle sue diverse figurazioni.
Guardatemi.
Tutti sanno che sono il ragazzo dei morti perchè li ho ascoltati oltre il margine dei colori e dei significati, l'eco e l'ombra hanno raggiunto il mio corpo.
Ora le parole muoiono, l'ombra invade la luce ed io divento l'eterno servo di ciò che non può essere detto.
Nei sogni, lente deformante.
Nei riflessi, credenza e ricordo.
Nei suoni, inquietudine e grandezza.
(Il Lorenzaccio).
SALVE A VOI MESSERI
Liberi pensatori costretti, Poeti orfani di rime, Sognatori dagli occhi aperti, Disillusi pieni di speranza, Romanzieri senza trame e Pittori dalle vuote tele.
S' accende oggi il fuoco fatuo intorno al quale raccogliersi e danzare.
Questo è il gran falò ove chiunque può narrare. in prosa, rima e smodata follia, i salti del suo cuore, i sogni che fa da sveglio, le veglie che tien di notte.
Arcadia del talento mancato od inespresso.
Società di mutuo sarcasmo e libera poesia.
S' accende oggi il fuoco fatuo intorno al quale raccogliersi e danzare.
Questo è il gran falò ove chiunque può narrare. in prosa, rima e smodata follia, i salti del suo cuore, i sogni che fa da sveglio, le veglie che tien di notte.
Arcadia del talento mancato od inespresso.
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domenica 26 ottobre 2008
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6 commenti:
Sarai pure il ragazzo dei morti, un messo può sempre far comodo però ricorda...la morte è sempre a mia! Però...un successone sto blog!Mille mila interventi al giorno!Quanti iscritti avete?riuscite a contarli ancora?
Non siamo forti in matematica, ma del resto non mi sembra che tu lo sia in italiano...
Sento una vaga "rosicatio" in questa risposta! e poi A morte è sempre A mia...L'ho comprata e me spetta de diritto artrimenti t'a dovrai vedè cò l'avvocati mia!
Non è "rosicatio", solo... a uno che si firma Suicide enterprise non potevo rispondere impiccati...
Ale...la suicide enterprises è un'agenzia di servizi di suicidio. ti spiego meglio: un nostro potenziale cliente potrebe essere una persona che vuole non tentare il suicidio ma riuscirlo!nostro compito è quello di organizzalo nel migliore dei modi garntendo un servizio professionale e di alto livello e soddisfare tutte le richieste del cliente. se ti interessa abbiamo un pacchetto speciale in offerta che è il suicidio "ultima cena"o se vuoi posso farti un offerta ad hoc con il suicidio "pure morning" dove il cliente potrà scegliere la lunghezza della camminata in verticale lungo il palazzo...Altrimenti sarò lietissimo di inviarti il nostro catalogo con tutte le offerte sia per suicidi individuali che collettivi!
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