SALVE A VOI MESSERI

Liberi pensatori costretti, Poeti orfani di rime, Sognatori dagli occhi aperti, Disillusi pieni di speranza, Romanzieri senza trame e Pittori dalle vuote tele.
S' accende oggi il fuoco fatuo intorno al quale raccogliersi e danzare.
Questo è il gran falò ove chiunque può narrare. in prosa, rima e smodata follia, i salti del suo cuore, i sogni che fa da sveglio, le veglie che tien di notte.
Arcadia del talento mancato od inespresso.
Società di mutuo sarcasmo e libera poesia.

giovedì 7 aprile 2011

A mia Figlia

Sveli gli occhi,

ancor pieni di sogni.

e il volto rischiari

d’ un mai usato sorriso

Occhi di nuove promesse,

spalancati al mondo

e ai suoi infiniti misteri

Col tuo innocente fuoco

Il cor m’ infiammi di vita.

Presta alle tue scoperte,

offri tutta te stessa

al primo abbraccio

del giorno ch’ inizia.

Ed io a stento trattengo

le dolci lacrime

che bagnan la gioia.

lunedì 23 marzo 2009

Il Golem

Il silenzio mi appartiene.

Scorre lento, pieno e assordante.
Linfa bollente che scalda le vene
e nutre l’ affanno di piccoli uomini.
Stanchi, dolenti ed esausti acronimi
d’ una Verità che sanno insignificante.

Li osservo impazziti nel vortice,
forgiare ossa, muscoli e tendini
d’ un immenso golem di sangue.
Li vedo manovrare il mantice
E tener al calor bianco la fornace.
Li vedo sull’ incudine sorda,
plasmare col fango il sudore e lo sputo
la creatura che nasce già morta.
La creatura muta, cieca ed infelice,
con in bocca il suo scritto segreto,
alchemico soffio di vita bugiardo.
Illusione del nuovo prometeo,
che sfida impotente e sconfitto
l’ ultimo e assoluto divino veto.

venerdì 30 gennaio 2009

Verso il Graal

il tempo scorre e la tua unica realtà prosegue il suo incessante inseguimento.dal momento in cui usciamo dal profondo uterino rifugio al momento in cui cadremo nell' altro nero pozzo cerchiamo inutilmente un senso a questo dimenarsi.che sia costringere una nuova vita a perdere il rassicurante oblio del non essere?il graal ci è sconosciuto. la cerca pare inutile e destinata al fallimento.e vorrei arrendermi...ma poi qgaurdo il bigliettino che ho appeso al monitor del mio computer e cambio idea."il Rugby è un modo di concepire la vita"e nel rugby, non si vi nce e basta, nel rugby si può anche solo giocare bene.è importante anche quello, anzi forse se si gioca bene si gode quasi come nel vincere.io gioco, fratello mio.ogni singolo centimetro del campo, lo conquisto giocando.a volte vengo spinto indietro ma recupero l' ovale e cerco di riprendermi i miei centirmetri."la vita è un gioco di centimetri"lo sappiamo bene fratellino, vero?quanta fatica facciamo per quei centimetri?che sia una frase ben messa, o un sorriso di una donna, o ancora un giorno buono... quanta fatica facciamo per ognuno di quei centimetri?da farsi sanguinare l' anima... vero?che sanguini questa mia dannata anima!che sanguini.io continuerò ad amare, io continuerò a vivere.che sanguini, purchè il mio sia un buon gioco.

martedì 30 dicembre 2008

Il mare assente.

IL MARE ASSENTE.

Sono un uomo che non è mai nato.

Della mia nascita non ho memoria né trovo tracce di crescita sul mio corpo. So di avere dei ricordi ma nel momento in cui provo a ridirli essi mi sfuggono come un piacere intenso che si rimanda fino a cadere nell’oblio. L’unica cosa di cui sono certo è di avere avuto origine in provincia. Non sono di quelli, io, nati in una capitale. Ho molto viaggiato anche se viaggiare per me non significa niente.

Non avendo passato non so emozionarmi, non riesco a cogliere nella natura quel riflesso d’infanzia che la renderebbe mitica e così il colore mi lascia indifferente e la bellezza dei paesaggi mi annoia.

Ho sempre avuto un bagaglio leggero ed abiti semplici che mi rendevano anonimo. Non ho mai assunto un’aria compiaciuta o ironica di fronte ai commenti dei miei compagni di viaggio. Mai ho schernito i loro facili entusiasmi. Anzi spesso li ho invidiati.

Le mie mani e i miei occhi sono le parti più belle del mio corpo.

Gli occhi sono di un azzurro affilato che sarebbe severo se non brillasse d’ingenuità nell’ovale del viso.

Quando sorrido sento il sole premere dietro le pupille.

Ho molto lavorato e spesso mi son rotto le ossa in mestieri di fatica eppure le mie mani sono bianche ed eleganti come quelle di un pianista o di uno studente.

Del lavoro non mi è mai importato nulla.

Ho fatto di tutto col massimo impegno e il più totale disinteresse. Le ore si sono succedute sulla mia pelle con violenta regolarità ma gli anni mi sorprendono giovane.

Io non invecchio.

Nessuno può dirlo perché nessuno mi riconosce per la strada. Non ho amici né famiglia. Le persone che incontro mi trovano simpatico e si riservano di invitarmi a cena ma poi, inevitabilmente, se ne dimenticano. Chiunque mi saluta abbracciandomi il giorno dopo torna a stringermi la mano e quello successivo a stento mi rivolge la parola.

Sono magro, curioso e assente.

Solo il mio sorriso, alle volte, mi risulta volgare, ma solo quando non lo controllo e mi sorprende in uno specchio o in una vetrina.

Amo le forme femminili.

Le donne.

Ne ho conosciute a centinaia.

Con ognuna di loro ho fatto l’amore senza sentire niente. Non lo dico con orgoglio perché l’orgoglio presupporrebbe consapevolezza e io non ho mai capito cosa mi stesse capitando.

Sono caduto nell’amore perché non lo volevo.

Io non parlo, non ho mai saputo ballare, non sono intraprendente né timido. Se sorrido lo faccio in solitudine ed evito di guardarmi negli occhi. Non sono virile ma nemmeno effeminato. Non ricerco passione e nemmeno protezione. Tutte le donne che ho incontrato hanno detto di trovarmi interessante perché me ne stavo zitto.

Loro parlavano.

Decidevano i tempi della storia.

Quando una di loro mi ha chiesto a cosa pensassi sempre, di continuo, perché era chiaro che avessi un’idea, una turbativa costante che mi rapiva dal mondo rendendomi vacuo e lontano, io le ho risposto: penso al mare.

Ed era vero. Ma non come la maggior parte della gente.

Ogni volta che ho cambiato città e posto di lavoro, ogni volta che ho abbandonato una casa prima che prendesse la mia forma, ad ogni nuova donna che pesava sul mio silenzio, io ho sentito il mare.

Non un mare estivo, garrulo di gioia e sospensioni, e nemmeno un mare invernale, tetro e rombante in una cornice di negozi chiusi e barche capovolte. No, io sentivo il mare riempire il cavo del mio corpo vuoto di passato. Avvertivo le acque schiaffeggiare i miei ricordi ciechi avanzando in me con onde come labbra arricciate.

E in ogni nuovo posto il mare dentro.

Tutto ciò che non sapevo di me stesso, quando inquieto profanavo quell’ assenza, veniva raggiunto dallo sbattere dei marosi sul pontile deserto. Da quel pontile osservavo me stesso, le mie profondità lenite.

Il sale curava una mancanza che tornava a riaprirsi.

Ad ogni nuova donna.

Città

Lavoro.

Non potevo spiegare, non seppi mai ridire quel mare.

Come i miei ricordi la certezza di quel mare mi si negava.

Per un po’ provai a vivere in spiaggia. M’imbarcai persino. Pensavo che così a stretto contatto con le acque, il mare mi avrebbe restituito i miei ricordi. Ma fu un fallimento. Non ero nato per essere un’isola. Ero una provincia immobile.

Il mio mare rivelava una radice senza tempo. Ero l’eterno senz’ombra la cui giovinezza priva di memoria genera un amore mostruoso.

Dietro l’anonima struttura del mio essere viveva una fame incessante come il ripetersi delle maree. Niente bastava a saziarmi.

Lasciavo le mie donne non appena finivano il mio silenzio sbattendo contro il passato come farebbe un insetto contro un vetro.

Lo facevano più volte, impossibili nel credermi privo di ricordi. Io cercavo di calmarle ma esse non si davano pace. Non era il fatto che io non fossi nato ad inquietarle ma il fatto che io non me ne curassi. Dovresti impazzire, mi dicevano.

Ma io sentivo il mare e le lasciavo tutte.

Sono un uomo che non è mai nato, la liquida armonia che riempie le mie vene è il racconto di un mare olimpico, immobile come un dio dell’antichità.

Io non so cosa sia la malinconia e la luce del sole è per me sempre nuova.

Non piango nei pomeriggi estivi e fra le ceneri chiare dell’autunno non spunta la viva favilla d’una rimembranza. Dietro l’azzurro dei miei occhi quieti infuria la tempesta d’una fame oceanica; nella notte sento i verdi fragori riempire le mie vene orfane di passato…sono il pontile spazzato dai venti annodati, sono il viaggio senza ragione di chi lascia fluttuare le proprie origini come bandiere intirizzite.

Io non cerco il mare, è lui che mi soccorre ferendomi.

Senza di lui il vuoto ingoierebbe la mia fame uccidendo le mie assenze.

Sono un provinciale e, come tutti i provinciali, ho il mito della città perfetta. La sogno immensa come il secolo che volta il millennio, fiorita di chiese, pennoni, bianche cinte rugose, vibrante di cori andalusi, ma soprattutto vinta di elettriche visioni.

Sogno una città affollata ad ogni ora del giorno e della notte dove il sonno sia stato debellato da una gioia idiota e onnipresente. Sogno una turba di folli e giovani menti che insceni un carnevale rabbioso per le vie della città vecchia.

Un porto che raccolga la luna in scaglie fiammeggianti sui detriti marini.

Sogno un margine inesplorato dove si grida ubriachi al deserto e si osserva il libero spazio cadere a latitudini insperate.

Sogno di camminare in questa città come solcando un corpo di donna marezzato dai canali brillanti. Sogno il cantico dei riflessi che l’alba depone sulle uova della notte, un infinito crepuscolo che tinga di viole le rovine remote, sogno un esercito di orfani dagli occhi neri che spicchi i corpi dai patiboli e li cosparga d’oro, sogno una cattedrale di luce dove grida esplodano al vetro dei rosoni.

Là troverò la mia nascita dimenticata fra i filari rugiadosi e la coglierò bagnata d’umori fra il frinire dei grilli e l’odore delle clematidi.

La mia giovinezza si scioglierà al frastuono delle onde e la fame siederà su un capitello spezzato liberando sale fra i ricordi.

Avrò diritto di cittadinanza nel passato, la luce si perderà nella natura e finalmente piangerò su ciò che fu bello e che non ritornerà.

Il Lorenzaccio

NATALE

Fiocchi scarlatti
e bagliori vermigli.
In lacrime calde
e tazze fumanti.
Solo di nuovo,
in mezzo alla gente,
guardo cadere
ricordi d' infanzia.
Tra luci che soffrono
e regali che tornano.
Mesto sorrido
all' infinito inganno.
Sorrido e resto,
sul mio piccolo scranno,
re nel nulla d' un nuovo passato.

venerdì 5 dicembre 2008

Quelle ombre sottili

Quelle ombre sottili che tremano, di panna e grigio, si poggiano sui nostri volti atterriti, come una ferita o il bordo di un uragano..
Quelle ombre sospese, lembo di medusa, tenda sul mare che brucia l'aria d'agosto, vampa rorida e tocco sottile.
Quelle ombre che come il sole su un duomo vibrano d'immota passione e i nostri occhi fanno di ghiaccio bollente.
Quelle ombre che tacciono eppure parlano il linguaggio della acque secolari, che passano sull'esistenza come fantasmi e tutto sanno, quei disegni in cui un colore s'innesta e li racchiude tutti.
Quelle ombre che impazziscono il cervello ed io furioso tento di strapparle mentre esse m'irridono leggere e passano sul mio corpo ad una sola dimensione come le nubi sulla pelle di montagna.


Il Lorenzaccio

giovedì 6 novembre 2008

NO!

NO! NO, ANCORA NO!
Stai basso, giù, sotto. Bravo. Così, buono così. Non ti muovere….
DANNAZIONE!
Il sole sta già sorgendo.
La luce… no, non ci voleva proprio.
Continua a star fermo. Non ti muovere, respira piano. Forse…
Fermo, rimani nel buio.
Il BRACCIO! NON SENTO PIU’ IL MIO BRACCIO!!! Aspetta provo a muoverlo un po’, lentamente… AH CHE DOLORE LANCINANTE!!! sembra ci siano mille formiche affamate che mi mordono sotto la pelle, AH… Zitto però, STAI ZITTO! Lo so fa un male d’ inferno, ma cerca di resistere, non urlare stai zitto! SHHHHH! In silenzio…
Cerca di muovere le dita una alla volta, in questa maniera esatto.
Devi far tornare in circolo il sangue.
Le formiche stanno impazzendo… CRISTO! Sembra quasi mi stiano sbranando.
Adesso prova a piegare il polso, un millimetro alla volta… AHH
ZITTO! NON DEVI FARTI SENTIRE! STA’ ZITTO!
Bravo così, stringi i denti… e prova a spostare il braccio da sinistra a destra si esattamente così .
SHHHH! Fa male lo so ma devi stare in silenzio… mordi qualcosa….
Ecco si quello. Sta passando vero? Fa meno male adesso?
CAZZO! La vescica,,, proprio ora !
Devi trattenerla. Forse se andrà.
Dai! CORAGGIO!!! Respira lentamente, cerca di rallentare i battiti… in questa maniera, esattamente così…
Vedi sta già passando…. Fiù l’hai scampata bella!!
Per poco non ti facevi fregare per due gocce di pipì…
Ecco, se ne sta andando. Fermo ancora qualche istante… ce l’ hai quasi fatta….
Stai ancora sotto… forse non ti vede…
- AMORE… Sono le cinque e mezzo, io vado… ah prima di uscire, manda la lavatrice poi ricordati di portare fuori la spazzatura, mi hai sentito? Sei Sveglio? È inutile che tieni la testa sotto il cuscino… su è ora di alzarsi… Tesoro? Ma ti vuoi svegliare.
Ce l’avevi quasi fatta…