SALVE A VOI MESSERI

Liberi pensatori costretti, Poeti orfani di rime, Sognatori dagli occhi aperti, Disillusi pieni di speranza, Romanzieri senza trame e Pittori dalle vuote tele.
S' accende oggi il fuoco fatuo intorno al quale raccogliersi e danzare.
Questo è il gran falò ove chiunque può narrare. in prosa, rima e smodata follia, i salti del suo cuore, i sogni che fa da sveglio, le veglie che tien di notte.
Arcadia del talento mancato od inespresso.
Società di mutuo sarcasmo e libera poesia.

giovedì 25 settembre 2008

ULTIMO SPETTACOLO

“Che suono ha l’ applauso di una mano sola?”
“A me basterebbe sapere che suono ha l’ applauso di due mani”
Gli occhi si alzarono ad incrociare quelli nello specchio.
“Non lo ricordo più.”
Con la destra prese un dischetto d’ ovatta dal dispenser e cominciò a togliere lo spesso strato di cerone.
“Un clown che non fa ridere… più inutile dell’ esercito italiano o dei coglioni del papa.”
Prese un’ altro dischetto.
Delle rughe impietose affiorarono sul volto stanco.
Una lacrima cominciò a scorrere lungo la guancia destra,.nell’immagine riflessa prese di luce ed esplose come una piccola scintilla.
Si fermò a guardarla per un istante poi riprese a togliersi il trucco.
Armeggiò con il papillon scarlatto per un po’, aprì il colletto del costume e prese un nuovo dischetto.
Altra lacrima, altra scintilla.
Afferrò la boccetta della lozione , ne versò una generosa dose sul palmo della mano e cominciò a schiaffeggiarsi il volto con vigore.
Acciuffò un klinex, frizionò energicamente.
Si fermò un’ istante a guardare l’ uomo nello specchio.
“E tu chi sei?”
Nuova scintilla.
Con calma aprì il cassetto alla sua sinistra, prese la pistola, se la puntò su una tempia.
Tirò il grilletto.
Bang.
Un fazzoletto rosso uscì dalla canna del revolver.

giovedì 18 settembre 2008

Ch' io possa

Ch’io possa

in un giorno lontano
aprire gli occhi,
sull’ oscuro disegno
e comprendere infine
l’ intelletto arcano.
che mise l’ingegno
nel dare agli sciocchi
lo stesso diritto
ma meno pensiero.
Parto d’ un folle
Demenza d’ saggio
A me della gloria
Appena un assaggio.
Al cranio si sfitto
(Orrido buco nero)
che delle zolle
dovrebbe curarsi
soldi a palate
e strette di mano
Noi miseri poeti,
estrema catarsi ,
se ben ci guardate
lo prendiamo nell ….

mercoledì 17 settembre 2008

Il Senso

Ricordo occhi bassi e spalle al muro,
giacevo ferito, esausto ed illuso
che avrei risposto lama contro falce.
Nessun duello e nessun onore,
nessuna scintilla e nessun clangore.
Stringi, serra, spingi, piangi.
Il fiato è ormai corto ed interrotto,
il passo stanco e il braccio morto,
ma luce l’ armatura dell’ io guerriero,
e s’ agita nel petto ancor la voglia
d’ iniziar un’altra inutile battaglia..
D’ un balzo vorrei superar l’ orrido vuoto,
che da quel che sarei potuto e quel che sono,
divide il mio sudato divenir costante

martedì 16 settembre 2008

Dei padroni

Se poi per sommo errore,
volessi tu con me parlare
di quell‘oscur difetto
c’ hanno in fondo al cuore,
e poscia nell’ aspetto,
quelli che debbono pagare,
io ti direi senza indugio,
solo un poco disilluso,
che l’ è tutta colpa
del marron pertugio,
ove ciò che resta
della ingollata polpa
esce con gran festa
e suono di fanfare.
Quello si l’ è ben largo!
l’ ha due corsie,
se esce un cargo
uno entra bene accetto
che quell’ anime pie,
col cuore grande come il petto,
son lesti nel restituire
come nell’ accettare.
Ma sono altri i luoghi
ove sono più che stretti
e ancora più corrotti.
Quando han da slegare
i cordoni della borsa,
si rinnovano nei fiotti
che prima eran di piacere
e ora divengon di dolore.
L’ infarto a lor viene
dietro, sulle chiappe,
che nel mover loro alieno
d’ estrarre il portafoglio,
cominciano le lor pene
le dita contorte e storpie
tremano insicure e neglette,
e cercano di rinviare
tra mille e mille piroette,
il momento del distacco.
Son rosso nello spirito,
ma nero per il lutto
che morta è la giustizia
e l’ onore, con mestizia,
è svanito con un rutto.

E l'uomo rimane

Pezzi persi e dispersi di pensieri diversi,
anomale, casuali combinazioni di molecole.
Etici, folli, maniaci, bugiardi incalliti.
Anime sole.

Stridii di corde di viole.
Fiati suonati stonati.

Petti gonfi d’ aria e immeritata superbia,
Sogni, sognati e sognanti di assurde visioni,
dissonanti assoli corali di lamenti dolenti,
Anime sole.

Stridii di corde di viole.
Fiati suonati stonati.

E

Sagge parole sconnesse d’ un lucido pazzo
Stretti abbracci nascosti, lunghi umidi baci .
Immensa dolcezza d’ un riso d’ un figlio
Cuori in simbiosi

Rugiada su petali al sole,
tela di ragno in coni di luce.

Bicchieri ebbri di rosso vino insieme divisi.
Complici sguardi, segreti nostri sorrisi.
Battaglie al tuo fianco, i ranghi serrati
Cuori in simbiosi

Rugiada su petali al sole,
tela di ragno in coni di luce.

E l’ uomo rimane schiavo d’ un sogno,
Signore e padrone d’ un magnifico nulla