SALVE A VOI MESSERI

Liberi pensatori costretti, Poeti orfani di rime, Sognatori dagli occhi aperti, Disillusi pieni di speranza, Romanzieri senza trame e Pittori dalle vuote tele.
S' accende oggi il fuoco fatuo intorno al quale raccogliersi e danzare.
Questo è il gran falò ove chiunque può narrare. in prosa, rima e smodata follia, i salti del suo cuore, i sogni che fa da sveglio, le veglie che tien di notte.
Arcadia del talento mancato od inespresso.
Società di mutuo sarcasmo e libera poesia.

martedì 16 settembre 2008

Dei padroni

Se poi per sommo errore,
volessi tu con me parlare
di quell‘oscur difetto
c’ hanno in fondo al cuore,
e poscia nell’ aspetto,
quelli che debbono pagare,
io ti direi senza indugio,
solo un poco disilluso,
che l’ è tutta colpa
del marron pertugio,
ove ciò che resta
della ingollata polpa
esce con gran festa
e suono di fanfare.
Quello si l’ è ben largo!
l’ ha due corsie,
se esce un cargo
uno entra bene accetto
che quell’ anime pie,
col cuore grande come il petto,
son lesti nel restituire
come nell’ accettare.
Ma sono altri i luoghi
ove sono più che stretti
e ancora più corrotti.
Quando han da slegare
i cordoni della borsa,
si rinnovano nei fiotti
che prima eran di piacere
e ora divengon di dolore.
L’ infarto a lor viene
dietro, sulle chiappe,
che nel mover loro alieno
d’ estrarre il portafoglio,
cominciano le lor pene
le dita contorte e storpie
tremano insicure e neglette,
e cercano di rinviare
tra mille e mille piroette,
il momento del distacco.
Son rosso nello spirito,
ma nero per il lutto
che morta è la giustizia
e l’ onore, con mestizia,
è svanito con un rutto.

1 commento:

giubilus ha detto...

Puoi prendere quel ghigno,
quella tua aria strafottente
e andartene a fare in culo.
mio caro, esimio presidente.
Tu vorresti ognun supino
mentre sulle terghe lor t’ affanni.
Sei un papero e non un cigno
Ti pensi cavallo ma sei un mulo
Senza offesa per l ‘equino.
Che ti somiglia da vicino.
La sua dote più notoria
è da te di sicur straniera
Fiotti, sputi sudi e piangi
che col minimo anatomico
quel tuo coso ha un che di comico.
Puoi comprare il mio tempo,
foss’ anche il mio cervello
ma dinanzi a questo scempio
di cu or ora un po’ favello
son contento come mai
di tenrmi i miei guai.