SALVE A VOI MESSERI

Liberi pensatori costretti, Poeti orfani di rime, Sognatori dagli occhi aperti, Disillusi pieni di speranza, Romanzieri senza trame e Pittori dalle vuote tele.
S' accende oggi il fuoco fatuo intorno al quale raccogliersi e danzare.
Questo è il gran falò ove chiunque può narrare. in prosa, rima e smodata follia, i salti del suo cuore, i sogni che fa da sveglio, le veglie che tien di notte.
Arcadia del talento mancato od inespresso.
Società di mutuo sarcasmo e libera poesia.

martedì 14 ottobre 2008

Barocco 3

Si muove per quadri eccessivi, non ha che genesi mozze, niente in lei finisce ma si esaspera in cataste di simboli,
calza la luna, i bambini la seguono ma ne hanno paura.
Piace per quello che odia di sè, sul suo vestito enorme il mondo banchetta rallentando.
Si dispiega il dolce alito della decadenza e la cipria dei suoi lombi copre di rosa le vette assolate,
gli occhi reduci si stringono chimicamente mentre tocca con le unghie l'orizzonte, i capelli montati a notte oscurano l'inutile azzurro, quando sta per venire compie un crimine che lacera l'aria, la musica che la segue viene raggiunta da un'unica nota terribile,
è il viola collasso, la gioia sopraffatta dall'ombra,
il suo corpo bulimico si perde nella crinolina, essa si nutre di cose che non devono esistere,
tutto ciò che mangia ha una scelta di colori complessi,
non ha mai fame, è sempre insaziabile,
la sua vestizione è un rito antico come le stagioni,
ogni cosa che indossa ha legami con le altre ma rappresenta uno stato d'animo perfettamente indipendente;
la sua inutile bellezza è un sole deposto su un letto mestruale,
è un fiore costruito la cui crescita si rinnova sulle parti dipinte, la sua cura è più preziosa di qualsiasi messe, l'inusuale grazia dei suoi passi ridisegna la moda del continente,
è nuova anche se non cambia, moderna per rifiuto,
ogni giorno il suo viso accoglie la luce in modo diverso,
ogni pittore la ritrae in pose differenti ma resta un'unica immagine che non viene mai colta,
la sua sterilità è figlia del suo essere,
il suo sangue è la corrotta semenza d'una dinastia chiusa,
la sua unicità il ribelle atto di vile ultimogenita,
mari rossi le risciacquano le viscere,
colli bruciati spuntano alla pelle in un disfatto aroma di cordite,
l'odore del suo sesso è misto a quello della guerra, colossali tramonti la cingono in un'eterna icona bizantina,
il suo linguaggio è un grezzo oro senza nome,
ella non parla, le parole che emana il suo stile la rincorrono come sciami d'esotici uccelli;
ogni nuova forma la possiede fino allo sfinimento ed ella la possiede tentando di definire l'indefinibile,
quel qualcosa che la abita e che esiste in luce tra le pieghe del suo spirito malato,
non c'è che questo, il rendere finito l'infinito abisso che elettrizza il dolore trasformando in vitalità l'arresa.

Mille maschere, albe raggiunte, notti desolate, viaggi su cui le palpebre si chiudono come sepolcri, eppure ferma nell'attesa di dire ciò che non può essere detto,
mano musicale che tenta di racchiudere l'universo come un uccello ferito...
...ingenua perdizione, passionale innocenza,
si muove fra i giovani come una vecchia,
fra i vecchi è sempre la più giovane.

(Il Lorenzaccio)

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