SALVE A VOI MESSERI

Liberi pensatori costretti, Poeti orfani di rime, Sognatori dagli occhi aperti, Disillusi pieni di speranza, Romanzieri senza trame e Pittori dalle vuote tele.
S' accende oggi il fuoco fatuo intorno al quale raccogliersi e danzare.
Questo è il gran falò ove chiunque può narrare. in prosa, rima e smodata follia, i salti del suo cuore, i sogni che fa da sveglio, le veglie che tien di notte.
Arcadia del talento mancato od inespresso.
Società di mutuo sarcasmo e libera poesia.

lunedì 6 ottobre 2008

La penna laccata in rosso

Era passato in quella strada almeno un migliaio di volte.
Credeva di conoscerne a memoria ogni singola crepa sull’ asfalto.
Eppure..
Una fitta nebbiolina, di quelle che bagnano le ossa sotto i vestiti, avvolgeva ogni cosa.
Forse era per quello che la solita strada gli sembrava (diversa?) strana.
Le luci lontane dei lampioni tendevano ad un giallo tremolante.
Un brivido di freddo gli corse lungo la schiena.
Scostò una ciocca di capelli fradici dalla fronte e sbuffò in silenzio.
Ancora qualche decina di metri e sarebbe stato a casa sua, si sarebbe versato un abbondante bicchiere di pastis e avrebbe bevuto via il freddo in un sol sorso.
Sempre se fosse riuscito a trovarlo il suo portone con quella nebbia…
Un piccolo campanello trillò li vicino.
Quasi fu investito da un uomo infagottato in un paltò nero.
- Ma che caz... –
- Mi scusi, mi scusi-
L’ ombra corse via.
Si girò a guardare da dove era sbucato quel forsennato
Non poteva esserci quel negozio!
Era sicuro, abitava in quel quartiere da sempre.
Doveva essere uno di quei bazar d’ immigrati che spuntavano come funghi dal nulla.
Del resto l’ umidità di quella nebbia era proprio l’ ideale per i funghi.
Ridacchiò tra sé.
Si fermò un istante.
Scrollò brevemente le spalle e avvicinò la faccia alla vetrina.
Si, decisamente doveva essere un negozio di quelli.
Un mucchio indistinto di apparati elettronici, gadget indecifrabili, e paccottiglia varia.
Però.. .quella penna. Carina quella penna... Laccata rossa, con il corpo leggermente bombato, la custodia rigida in metallo. e il pennino che sembrava affilato come un rasoio… Quattro euro? Niente!
Entrò.
La commessa asiatica sfogliava annoiata una rivista piena di ideogrammi.
- Ehm, signorina..-
- Scusi signorina… Ehi ...-
La ragazza alzò due buchi neri dal giornale e lo mandò mentalmente a quel paese.
Lui registrò quell’ invito silenzioso, incassò la testa nelle spalle, prese un bel respiro e chiese:
- Mi può far vedere quella penna in vetrina?-
Controvoglia, la ragazza, appoggiò la rivista in modo da farlo sentire colpevole come un cane in una chiesa e si diresse alla vetrina. Senza neanche guardare infilò la mano nel coacervo di oggetti e ne estrasse la penna. Gliela porse.
Alla luce dei neon la laccatura della stilografica sembrava rosso sangue, con dei riflessi opalescenti quasi liquidi.
- La prendo.-
La commessa, che era tornata alla sua lettura, alzò gli occhi al cielo, volteggiò brevemente le dita dagli artigli smaltati sulla tastiera del registratore di cassa e ghermì la banconota da cinque dalla mano timida che lui le aveva porto.
- Mhhh, mi sa dire come si ricarica?-
- Si ricarica da sola, tenga-
Lasciò il resto sul piattino e si rigirò verso il suo giornale. Aveva già abusato troppo del suo tempo.


La casa era fredda, disordinata e non propriamente pulita.
I libri erano affastellati su tutte le superfici libere e anche su quelle che non avrebbero dovuto essere tali. Sulla scrivania invece si alternavano fogli bianchi e altri pieni di cancellature.
Aprì il mobiletto bar e stappò una nuova bottiglia di pastis, l ‘altra già giaceva esamine nel lavandino.
Si sedette alla scrivania, prese un foglio bianco. Tirò fuori la nuova penna, la estrasse dalla custodia.
- Cazzo!-
Una minuscola goccia di sangue cominciò a sgorgare dal suo dito indice
Osservò attentamente la penna ma non riuscì ad individuare la scheggia della laccatura che avrebbe dovuto essere la causa di quel taglietto.
Scrollò le spalle.
Cominciò a scrivere.
Nero, l ‘inchiostro era nero.
…Pezzi, persi e dispersi di pensieri diversi…
- Non male, non male davvero, forse stasera scrivo qualcosa di buono..-
…Sogni sognati e sognanti di assurde visioni…
- E allora! dove diavolo sta questa dannata scheggia!-
Una nuova goccia di sangue brillava sul suo dito. Sulla superficie della penna non c’ era nessuna sporgenza o irregolarità che potesse essere la causa di quella specie di puntura.
Posò la penna rossa e ricominciò a scrivere con la sua vecchia Aurora. Scrisse per dieci minuti di seguito.
Poi
- Vaffanculo!-
Il foglio venne accartocciato e gettato con violenza nel cestino.
Prese un nuovo bicchiere di pastis e girò la testa verso la penna rossa.
La prese di nuovo in mano. Una nuova goccia di sangue stillò dal suo dito. La posò sul piano della scrivania. Allungò la mano verso il cestino e ne trasse il foglio che aveva appena gettato.
Lo stirò ben bene con il palmo della mano e cominciò a studiarlo.
Le prime due strofe scritte in nero erano le più belle che aveva mai composto, poi da quando aveva ricominciato ad usare l ‘ Aurora in blu era ricominciata la solita danza di banalità e luoghi comuni.
Anche la calligrafia delle prime due righe era più aggraziata e poi quel colore era… (strano?) magnifico, seducente. Non era il solito nero asciutto e impersonale, era profondo come una notte insonne, scuro come un mistero, con dei riflessi vermigli quasi di … sangue!
Riprese la penna rossa, guardò con un sorriso folle la goccia di sangue che subito era fiorita sul suo polpastrello e riprese a scrivere.


Lo trovarono dopo una settimana.
Un vicino che aveva sentito uno strano odore aveva chiamato i vigili del fuoco.
Era lì, seduto alla sua scrivania con una montagna di fogli davanti.
Gli uomini della polizia che svolsero le indagini, non avevano mai letto niente di più bello di quello che era scritto su quei fogli.
Il medico legale stabilì che si era lasciato morire di inedia. Anche se aveva scoperto tracce di una strana anemia che non risultava dalle cartelle cliniche che era riuscito a rintracciare.

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