SALVE A VOI MESSERI

Liberi pensatori costretti, Poeti orfani di rime, Sognatori dagli occhi aperti, Disillusi pieni di speranza, Romanzieri senza trame e Pittori dalle vuote tele.
S' accende oggi il fuoco fatuo intorno al quale raccogliersi e danzare.
Questo è il gran falò ove chiunque può narrare. in prosa, rima e smodata follia, i salti del suo cuore, i sogni che fa da sveglio, le veglie che tien di notte.
Arcadia del talento mancato od inespresso.
Società di mutuo sarcasmo e libera poesia.

venerdì 10 ottobre 2008

barocco 2

Passeggia nel parco che è suo ma non le appartiene, ha una maschera che dovrebbe celarle il volto e che la fa piangere, ella entra in quel parco solo all'incerta luce del mattino o a quella esausta della sera.
Insegue la fine di una festa eterna fino al margine di un lago che tocca l'orizzonte con morbida quiete,
aspettando che il sole o a luna creino una scia tremante sul placido specchio.
E' quello il suo sentiero poichè ovunque si sposti la segue invitandola a raggiungerlo.
Sono i rari momenti di d'innocenza che scacciano l'agrodolce umore dell'orgia, ella si china come un animale del bosco e beve dalle mani a coppa, chiude gli occhi nella maschera e le sembra di dissetarsi ad una trasparenza, si gela i denti e torna a sorridere, poi riprende a muoversi fra le siepi nero-verdi, sedotta dai violenti angoli della potatura, persa nei sentieri complessi del labirinto.

C'è un momento, poco prima dell'avvento di luna e sole, in cui la natura trattiene il respiro e tutto è immoto;
è in quel momento che lei rinasce a se stessa, riempiendo quel vuoto col proprio dolore, solo allora può togliere la maschera e contemplare il viso nell'acqua che sta per esplodere.
C'è una piccola folla che si allontana ridendo e l'eco dei passi la chiama, come una musica nuova che trasforma in sogno il respiro dei padri,
è una sinfonia ghiacciata, resa acuta dai riflessi, un trionfo che si posa sul mondo in minuti frattali d'argento.
Anche lei può sentirsi crudelmente sfrondata adesso, come le siepi imperiali, capire infine la disastrosa simmetria dei propri lineamenti che fanno di quel viso brutalmente bello qualcosa di diverso da ciò che sembra essere.

La sua natura apparentemente retta è come una siepe troppo potata, chiusa ad ogni inutile gioco, getta invece ombre dai vizi innominabili. (continua)

Il Lorenzaccio.

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